NON AUTOSUFFICIENZA – 18° PRESIDIO DI PROTESTA PERMANENTE A ROMA

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Abbiamo più volte detto che la battaglia fatta solo in Sicilia non può bastare per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità! Per questo insieme al Comitato 16 novembre Onlus e al Comitato Siamo Handicappati No Cretini abbiamo lanciato un presidio permanente che si terrà il 9 aprile prossimo a Roma sotto il Ministero di Economia e Finanza per la riapertura del Tavolo per la Non Autosufficienza!!

ABBIAMO BISOGNO DEL SOSTEGNO DI TUTTI!

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IL COMUNICATO DEL COMITATO SIAMO HANDICAPPATI NO CRETINI

Cari Amici ,
come ripetiamo da sempre CI RIFIUTIAMO DI VIVERE IN UN PAESE NON ALL’ALTEZZA DELLE LEGGI CHE HA CREATO. Ci rifiutiamo di vivere in un Paese che non applica la legge e che usa la disabilità come una mucca da voti. NON POSSIAMO ARRENDERCI.
In tutte le regioni continuano a ripeterci che i SOLDI NON CI SONO, CHE LO STATO E’ ASSENTE.Lottiamo quotidianamente per i diritti di tutte le persone con disabilità.
E’ stato creato un MINISTERO PER LA DISABILITA’ e come sapete, siamo stati a Roma ad incontrare il sottosegretario Zoccano qualche mese fa, eppure le risposte ottenute in finanziaria sono state praticamente nulle. Come noi tante altre associazioni o comitati hanno fatto lo stesso, ma nessuna risposta concreta è sul tavolo. L’immobilismo della propaganda ha schiacciato il Ministero. Troppe parole e pochissimi fatti. Delle nostre così come delle tante altre richieste non si è nemmeno cominciato a parlare ed il famoso tavolo per la non autosufficienza sembra completamente immobile.

IL FONDO PER LA NON AUTOSUFFICIENZA RIMANE ANCORA UN FANALINO DI CODA TRA LE PRIORITÀ’ DI QUALSIASI GOVERNO.

NON CI STIAMO PIÙ’ ed è per questo che insieme alL’ASSOCIAZIONE COMITATO 16 NOVEMBRE, da anni attiva per i diritti di tutte le persone con disabilità, abbiamo sentito il bisogno di unire le forze.
In piazza per la prima volta INSIEME sotto il palazzo del Ministero dell’Economia per chiedere 3 cose:
1. Immediata convocazione del tavolo per le NON AUTOSUFFICIENZE:
il tavolo dovrà essere composto dalle FAMIGLIE delle persone con disabilità, da chi davvero vive la disabilità sulla propria pelle e non da chi lucra alle spalle delle persone con disabilità.
2. Definizione del PIANO NAZIONALE SULLE NON AUTOSUFFICIENZE:
applicare la legge non è facoltativo, è un OBBLIGO, monitorare che le leggi sulla disabilità siano applicate è compito dello Stato.
3. INCREMENTO SIGNIFICATIVO DEL FONDO PER LE NON AUTOSUFFICIENZE:
E’ inutile fare propaganda sulla disabilità senza che ci sia un reale impegno finanziario. NOI siamo una priorità DIMOSTRATELO!

Per tali ragioni ci uniamo con entusiasmo al 18° PRESIDIO DI PROTESTA PERMANENTE
Quando? MARTEDI’ 9 APRILE 2019
A Che ora? ORE 10,30
Dove? MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE , VIA XX SETTEMBRE 97, ROMA .

Chiediamo a tutte le associazioni di Volontariato, a tutte le persone della società civile, a tutte le persone che credono che l’applicazione delle legge sia UN DOVERE CIVILE, di unirsi a NOI.
Chiediamo a tutti i nostri amici del mondo dello spettacolo, a tutti coloro che hanno favorito la cd. “primavera dei disabili Siciliani” di UNIRSI A NOI. Non possiamo avere un’Italia a più velocità.
Al presidente della Regione, ai Sindaci di tutte le città, a tutti coloro che ripetono come un MANTRA “I SOLDI NON CI SONO” chiediamo DI SCENDERE IN PIAZZA CON NOI.
Ai siciliani con disabilità chiediamo di venire con noi a Roma e di supportarci in questa nuova avventura per i diritti dell’italia intera. Stiamo UNITI OGGI PIU’ CHE MAI.

#DISABILITANOSLOGANMAFATTI

#SiamoHandicappatiNoCretini

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Accessibilità e Barriere Culturali- FOCUS organizzato dalla FIRST- IL MIO INTERVENTO

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Venerdì 15 dicembre scorso ho partecipato al convegno “Accessibilità e Barriere Culturali” indetto dalla FIRST (Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela diritti delle persone con disabilità) in Roma presso la Biblioteca Nazionale Centrale. Ho partecipato come relatore sul tema: “Le barriere architettoniche nel processo di Vita Indipendente delle persone con disabilità“. Di seguito la trascrizione del mio intervento avvenuto tramite collegamento telefonico.

“Oltre ad essere vicepresidente di un’associazione che si occupa di autismo ma non solo, mi occupo di vita indipendente ed autodeterminazione che sono due concetti che sto portando avanti ormai da tanto tempo e sui quali mi impegno.
Cosa mi preme dire oggi rispetto al tema delle barriere architettoniche e culturali?
Bisogna partire dalla visione d’insieme di un progetto di vita indipendente relativo alla persona con disabilità e cercare di metterlo in atto.
Perché sinora spesso si è parlato di assistenza alla persona, di assistenza domiciliare: sono quei servizi di prima necessità che in molte regioni, come nella mia, in Sicilia, vengono a mancare. Sono pressoché inesistenti se non espletati in maniera molto elementare.
E’ ovvio che quando si parla di vita indipendente, se mancano i presupposti di una giusta assistenza, qualsiasi sia la forma di disabilità non si è concluso nulla.
Io non amo neanche la differenza tra disabilità gravi e gravissime. Perché se è vero che ogni persona ha diritto ad un progetto individualizzato, è all’interno di quel progetto che si ritrovano le necessità, i bisogni e quindi anche i costi che servono a sostenere quel tipo di progetto.
Però la visione di vita indipendente è molto più ampia. Il tema delle barriere architettoniche qui lo troviamo in maniera preponderante.
Perché se diamo per certa quel tipo di assistenza alla persona, e alla quale la persona ha diritto, è pur vero che questo tipo di intervento risulterebbe essere sterile se non vi sono accanto tutta una serie di altre necessità relative alla persona.
Ad esempio, quello che viene sempre poco dibattuto è la mobilità rispetto alla persona.
Come fa una persona con disabilità? Come facciamo a rendere e a dare il diritto alla mobilità che una persona ha? Questo è un problema molto serio. E il problema della mobilità è strettamente correlato a quello delle barriere architettoniche perché se io riesco a rendere una persona autonoma, e riesco addirittura culturalmente a portarla verso un processo di autodeterminazione, a che serve questo quando io poi non posso accedere a una struttura pubblica perché c’è una barriera architettonica…
Cosa succede quando io voglio andare in un qualsiasi posto di una città o voglio prendere un mezzo pubblico e questo non è accessibile? Quando si pensa al concetto di vita indipendente entrano in gioco non solo l’assistenza, ma anche l’urbanistica del luogo in cui questa persona vive, la mobilità intesa come mezzi messi a disposizione affinché la persona possa raggiungere più luoghi, e tutto questo ovviamente lo riscontriamo in una mancanza di quella che deve essere la responsabilità di chi nel pubblico ha il dovere di garantire questi diritti.
Ma perché ci troviamo di fronte a persone delle istituzioni che non riescono a garantire questi diritti? E guardate che non mi riferisco solo al sempre messo in campo ‘non ci sono i soldi’…perché in realtà vediamo tutti i giorni che anche laddove ci sono i soldi non ci sono giuste politiche riguardo alla disabilità e assolutamente non c’è nessuna visione d’insieme di quello che deve essere un progetto di vita indipendente per una persona.
Ci arrabbiamo molto per questo perché vediamo come laddove ci sono risorse queste vengono sperperate nella migliore delle ipotesi, usate per la messa in opera di strutture che poi non risultano adeguate, finanche alle cronache che leggiamo tutti i giorni – non mi interessa fare polemica – ma leggiamo tutti i giorni di come le risorse vengano poi destinate diciamo a tutt’altri usi non proprio legali.
Questo succede, oltre a causa di interessi di parte, perché purtroppo le persone che governano le istituzioni, (spesso, ovviamente non sempre, troviamo molti esempi di dirigenti che fanno bene il loro mestiere), non sanno come agire. E lo sappiamo bene noi che viviamo la disabilità, io in primis, perché per chi non lo sapesse ho una tetraplegia, cioè dal collo in giù non muovo nulla.
Non ci dimentichiamo poi dei familiari, di chi fa opera di caregiver rispetto alla persona, sanno bene qual è la cultura che dovrebbe esserci.
Spesso però le persone che devono decidere per noi e per il nostro futuro, e che devono governare la cosa pubblica, non hanno la cultura sulla disabilità E qui coniughiamo quella che è la difficoltà di abbattimento delle barriere architettoniche in un processo di vita indipendente di una persona con disabilità a quella che è una delle cause di questo mancato abbattimento che è purtroppo la non cultura rispetto alla disabilità che riguarda molte persone che invece avrebbero il dovere di garantire quei diritti. Quindi alla fine il tema di questo convegno coniuga perfettamente i due processi: uno culturale rispetto all’abbattimento di barriere e uno reale di barriere architettoniche che impediscono la vera inclusione da parte della società verso una persona con disabilità.
E badate bene che io dico sempre l’opposto: non parlo mai di inclusione della persona nella società ma è la società che deve essere inclusiva rispetto alla persona.
E quindi il modo assolutamente non congeniale di coniugare questi due aspetti, l’abbattimento delle barriere architettoniche e l’abbattimento delle barriere culturali, fa sì che anche laddove con fatica si riesca ad ottenere quel principio indispensabile di assistenza riguardo alla persona con disabilità, spesso questa diventa un’assistenza all’interno di una condizione paragonabile a quella degli arresti domiciliari senza aver commesso alcun reato perché poi ci si ritrova nella impossibilità ad accedere al proprio diritto alla mobilità, e dove si riesce ad avere garantito questo diritto non si può accedere a quella che è la fruizione dei vari aspetti legati alle barriere architettoniche, come è stato detto prima rispetto allo sport ma rispetto anche a tutta quella che è la fruizione della cultura, o rispetto alla fruizione del divertimento, perché poi sembra che le persone con disabilità non abbiano diritto al divertimento, a noi viene dato come un lusso o una concessione.
Queste due barriere sono veramente correlate, e purtroppo il non operare in cultura sulla disabilità alimenta questo processo di mancata inclusione e non permette la realizzazione di un vero progetto di vita indipendente per una persona che ha una disabilità.”

Trascrizione a cura di Veronica Femminino

Musica e disabilità, il concerto di “Tracce sonore”

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22/01/2015

Un concerto per integrare le persone con disagi psichici e disabilità mentali. Una serata per fondere musica e solidarietà, amicizia e umanità. Si è tenuto nel teatro di Villa Torlonia il primo degli appuntamenti di “Tracce sonore”, un percorso musicale integrato ideato da Paolo Pecorelli che mette insieme musicisti professionisti e persone con disabilità. Il progetto è giunto al secondo anno grazie alla Scuola di musica Donna Olimpia in collaborazione con Asl Roma E e finanziato da Roma Capitale. Al concerto, diretto da Paolo Pecorelli, hanno preso parte Alessandro De Angelis, Emanuela De Bellis e Silvia Sini 
(foto di Franz Benvenuti/F3Press)

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(repubblica.it)

di Giovanni Cupidi

Roma racconta la disabilità con una Casa Museo a tema

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La disabilità ha barriere a volte mentali più che fisiche: una casa museo aiuta i visitatori a capire in che modo la società stigmatizza chi soffre di qualche disturbo fisico perenne

La sensibilizzazione è importante, perché informarsi e conoscere, permette di avvicinarsi a certi argomenti che non sono appannaggio solo di chi ne è direttamente coinvolto. La disabilità, per esempio, grazie ad una originale iniziativa, diventa una possibilità per chiunque di ascoltare racconti, scoprire quanto le nostre città non siano a misura di chi ha degli handicap e incrociare gli sguardi di chi vive sulla propria pelle, ogni giorno, certe situazioni. Nei giorni scorsi, dunque, è stata inaugurata una casa museo che è un vero centro culturale, oltre che un innovativo progetto di inserimento lavorativo.

La Casa Museo dello sguardo sulla disabilità, dunque, ha tutte le caratteristiche di una vera abitazione ed è arredata in modo completo. Ognuno può rendersi conto di quali accorgimenti e idee possono renderla davvero abitabile per tutti. Non viene fornita la solita chiave di lettura, ognuno è libero di sperimentare e immedesimarsi, passando da problemi sempre presenti quali i pregiudizi, l’indifferenza, la solitudine. La società, insomma, si è evoluta nel tempo, ma ancora oggi resistono certi preconcetti a livello culturale, duri a morire.

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All’interno della Casa Museo, dunque, si entra in un microcosmo di processi di esclusione, di momenti di abbattimento, di sofferenza anche psicologica, perché la nostra società non accetta ancora a livello mentale, qualunque tipo di disabilità. Allora, la soluzione è quella di mostrare, di informare, di accompagnare i visitatori in un percorso attraverso le stanze di una casa ideale, quella dove chiunque trova il suo rifugio perfetto. Tra cucina, camera da letto, bagno, soggiorno e sala da pranzo si possono ascoltare narrazioni, sentire gli sguardi inquisitori per la propria condizione, trovare pace e relax quando la sera ci si concede il meritato riposo.

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All’ingresso, viene consegnata una brochure esplicativa per seguire al meglio l’itinerario e valutare più l’aspetto esterno che interno di qualunque malattia permanente, cioè quello del giudizio subdolo di chi semplicemente passa accanto per strada o gli sguardi insistenti che indugiano per troppo tempo, senza distogliersi.

La collezione è fatta di storie e fonti orali o, ancora, di documenti che rappresenteranno presto il più grande archivio sulla disabilità. Sono previsti, inoltre, una serie di incontri e attività aperti a tutti: dalle visite didattiche, ai laboratori ludico-creativi, agli incontri di cucina per adulti e anziani. L’iniziativa è promossa e sostenuta dall’Associazione “Come un Ambero” Onlus, che si occupa da tempo di disabilità e inclusione sociale.
 (06blog.it)

DISABILITÀ, IL TEATRO GHIONE DI ROMA ABBATTE LE BARRIERE

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La stagione 2013/2014 sarà accessibile anche agli spettatori non vedenti o ipovedenti. Una voce guida narrante racconterà la trama, i movimenti, i costumi, i colori, e tutto ciò che può rendere maggiormente comprensibile lo spettacolo

La stagione 2013/2014 del teatro Ghione di Roma, grazie all’impegno del direttore artistico Roberta Blasi, sarà accessibile anche agli spettatori non vedenti o ipovedenti. Gli spettacoli saranno ‘accessibili’ grazie alla tecnica dell’audiodescrizione curata dalla Isiviù di Barbara Marsala. Una voce guida narrante racconterà la trama, i movimenti, i costumi, i colori, e tutto ciò che può rendere maggiormente comprensibile lo spettacolo. Gli spettatori con disabilità visiva saranno dotati di una radiolina ricevente con auricolare e potranno ascoltare la voce guida da un qualunque punto del teatro.”Gli eventi culturali- dice Roberta Blasi- hanno una responsabilità anche sociale e devono essere al servizio di tutti gli utenti, soprattutto di coloro che hanno esigenze speciali”. Il teatro Ghione, è stato il primo teatro a Roma a sperimentare questo servizio, in occasione di uno spettacolo andato in scena lo scorso anno.
Ecco le repliche previste: ‘Ladro di Razza’, domenica 27 ottobre, ‘Lezioni Americane’, domenica 17 novembre, ‘Aquiloni’, domenica 24 novembre. E ancora, ‘Mi Piaci perché sei così’, domenica 29 dicembre, ‘Love letters’, domenica 19 gennaio 2014, ‘Il Mercante di Venezia’, domenica 9 febbraio 2014 e ‘Pinocchio’, domenica 23 febbraio. Domenica 16 marzo sarà la volta di ‘Un marito per due’ e ‘Come un Cenerentolo’, domenica 6 aprile.

di Giovanni Cupidi

Disabilità. Guerra presenta il Programma d’azione biennale

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Conferenza stampa a Roma per presentare la prossima Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità che si apre domani a Bologna. Il Programma prevede 7 sette linee di intervento che coprono trasversalmente gli aspetti più importanti per la realizzazione della piena inclusione nella vita sociale delle persone con disabilità.

Aprire una discussione ampia e partecipata sulle misure previste per l’attuazione del Programma d’Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, documento elaborato a marzo dall’Osservatorio Nazionale. E’ l’obiettivo della “IV Conferenza Nazionale sulle politiche della disabilità” che si apre domani a Bologna e rappresenta un’occasione di confronto fra le istituzioni e le organizzazioni rappresentative, anche della società civile.
L’appuntamento – si legge in una nota del ministero – è ancora più significativo considerato che la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006 prevede il coinvolgimento e la consultazione delle organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità nell’elaborazione e attuazione della legislazione e delle politiche che le riguardano. “È il principio del “nulla su di noi senza di noi” che abbiamo voluto far nostro coinvolgendo nella costruzione dell’evento le federazioni rappresentative delle persone con disabilità”, ha precisato il vice ministro, Maria Cecilia Guerra, durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento di Bologna. “A questo principio si ispira anche lo slogan “partecip…azione”  ideato per la manifestazione: condividere le priorità e le modalità migliori per la concreta applicazione delle proposte contenute nel Programma per i prossimi due anni. Dobbiamo passare alla realizzazione concreta delle misure – aggiunge il vice ministro Guerra – e vogliamo che anche questa fase sia ampiamente partecipata e concentrata sulle azioni da intraprendere”.
Il Programma d’Azione Biennale segna, infatti, il culmine di un processo che ha visto coinvolto l’Osservatorio nella sua complessità, grazie alla partecipazione delle principali federazioni delle persone con disabilità e alla costituzione di ben sei gruppi di lavoro aperti al contributo di ulteriori esperti ed esponenti del mondo dell’associazionismo. Il Programma, inoltre, segue la stesura del primo Rapporto italiano sulla implementazione della Convenzione, trasmesso all’ONU nel 2012, del quale è l’ideale completamento.
Il Programma prevede 7 sette linee di intervento che coprono trasversalmente, in un’ottica di mainstreaming, gli aspetti più importanti per la realizzazione della piena inclusione nella vita sociale delle persone con disabilità e per ogni intervento individua l’obiettivo e il tipo di azione necessaria per conseguirlo. Tra le proposte più significative, di stretta competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la prima riguarda il superamento della nozione di invalidità civile introducendo definizioni e modelli di valutazione e intervento sulla disabilità sulla base di principi ispirati all’ICF (la classificazione OMS che vuole descrivere lo stato di salute delle persone in relazione ai loro ambiti esistenziali per cogliere le difficoltà che nel contesto socio-culturale di riferimento possono causare disabilità). Il programma propone, infatti, di basarsi sul “funzionamento” globale della persona valutato sull’intero fronte dei suoi diritti/doveri, così che la valutazione assuma un significato di operativo supporto alla progettazione personalizzata, superando definitivamente le logiche “tutte al negativo” di percentualizzazione dell’inabilità/invalidità, della capacità lavorativa, dell’handicap e riconducendo ad unità la frammentazione normativa esistente.
Un’altra priorità è quella di favorire il mainstreaming della disabilità all’interno delle politiche generali per il lavoro e nella raccolta dati, aggiornare la legislazione in vigore e renderla più efficace nell’offrire occasioni di lavoro, in particolare attraverso un miglior funzionamento del collocamento mirato, prevedendo nuove competenze che permettano di seguire i lavoratori durante tutto il percorso lavorativo senza trascurare il tema delle donne che vivono condizioni di multi discriminazione. Infine, la definizione di criteri guida per la programmazione degli interventi e servizi e la redazione dei progetti individualizzati per la promozione della vita indipendente, intesa come facoltà di compiere autonomamente le proprie scelte e gestire direttamente la propria esistenza. A tale proposito sono centrali i progetti individualizzati che richiedono il coinvolgimento diretto della persona, con attenzione adeguata nel caso in cui questa non sia in grado di autodeterminarsi.
Tra le attività dell’Osservatorio, significativo è stato lo spazio dedicato alla raccolta di dati e informazioni statistiche utili per la policy, grazie a una convenzione con l’Istat finalizzata a ricostruire, per la prima volta, il quadro delle condizioni di vita e dell’accesso ai servizi delle persone con disabilità, oltre che un sistema di indicatori per il monitoraggio dell’inclusione sociale, coerente con le indicazioni dell’ONU. Un’attività fondamentale per la definizione delle politiche i cui risultati saranno disponibili nel 2014.
“Il Programma d’azione rappresenta, senza dubbio, un primo fondamentale contributo alla definizione di una complessiva azione strategica da parte dell’Italia sul tema della disabilità – conclude il vice ministro Guerra –  in accordo col nuovo quadro delle Nazioni Unite e pienamente coerente con la Strategia europea sulla disabilità 2010-2020, per promuovere la progressiva e piena inclusione in tutti gli ambiti della vita sociale, economica e culturale”.

(quotidianosanita.it)