Surf, downhill e parapendio: Danilo e Luca sfidano la disabilità

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Da 20 anni in sedia a ruote dopo un incidente, i due amici torinesi da 3 anni viaggiano lungo la penisola per portare il loro messaggio: “La disabilità è un limite che non deve spaventare o frenare, ma che va conosciuto, esplorato, superato”. In ogni tappa visitano le Unità Spinali

Prossima tappa: Sestriere. Lunedì 17 luglio, con Danilo Ragona e Luca Paiardi – i 2 amici torinesi protagonisti di “Viaggio Italia” che da 3 anni attraversano la penisola in sedia a ruote “per capire se accessibilità è parola o realtà” – ci sarà anche Danilo Neri, tetraplegico dall’età di 17 anni (e che in un blog racconta le sue “due vite”, prima e dopo il tuffo da una scogliera). Una giornata intera sulle montagne piemontesi per fare downhill con i ragazzi di Freewhite, l’associazione sportiva fondata da Gianfranco Martin, allenatore ed ex sciatore alpino, medaglia d’argento alle Olimpiadi invernali di Albertville nel 1992.
Danilo Ragona è un progettista e designer, creatore di Able to Enjoy, azienda con la quale progetta e realizza ausili per la mobilità con materiali superleggeri e riciclabili, unendo tecnologia e design.

Luca Paiardi è architetto, musicista (sue le musiche nei video che raccontano le tappe) e tennista: è settimo nel ranking italiano di tennis in carrozzina. Sono 2 amici che, dopo un incidente, da quasi 20 anni vivono in sedia a ruote. Nel 2015 hanno deciso di intraprendere un viaggio per portare ovunque un messaggio: “Abbiamo vissuto 20 anni in piedi e altrettanti seduti: sappiamo bene com’era prima, ma ci piace tantissimo anche vivere il presente. E vogliamo impegnarci perché sia sempre più facile – racconta Luca –. La disabilità è un limite che non deve spaventare o frenare, ma che deve essere conosciuto, esplorato, superato. Perché la disabilità, in fondo, è un punto di vista diverso dal quale vivere e raccontare la vita di tutti i giorni”.

Una tappa del viaggio. Foto di Gabriele Bertotti

 
Da 3 anni, sempre in movimento, uniscono musica, turismo, avventure e, naturalmente, sport praticato con le tecnologie più avanzate: e se dopo l’incidente era strumento di riabilitazione, oggi è il loro modo di raccontarsi. Tennis, deltaplano, parapendio, ultraleggeri, surf, sci, rally, fino a provare il primo bob adattato. In viaggio utilizzando barche a vela, fuoristrada, canoe: “Per noi lo sport è sfida e conoscenza di sé, oltre che relazione”. Non solo: il Monferrato, che quest’anno ha ottenuto l’European Comunity of Sport 2017, il più prestigioso riconoscimento attribuito dalla Commissione Europea in ambito sportivo, ha scelto Danilo e Luca come testimoni di un modo di fare turismo e praticare sport accessibile tutti.
Forti della soddisfazione maturata nei primi due anni, nel 2017 “Viaggio Italia” è diventato un progetto ancora più ampio: strutturato a tappe, è partito ad aprile e si concluderà a dicembre. Dal Piemonte alla Basilicata passando per la Sardegna (dove hanno incontrato Alessio Mereu, produttore e dj con disabilità, fondatore di Amam, label techno di profilo internazionale), e per la prima volta sono state inserite anche destinazioni europee (Fuerteventura, per esempio). Quest’anno, come detto, ad accompagnarli nella prossima tappa a Sestriere ci sarà anche il loro amico Danilo Neri: la sua partecipazione è stata resa possibile grazie alla raccolta fondi lanciata durante la scorsa edizione per acquistare un furgone speciale che gli avrebbe consentito di tornare a viaggiare. Il furgone è stato acquistato e adattato, e la promessa è pronta per essere mantenuta. 
Ogni tappa del loro viaggio è anche l’occasione per visitare le Unità Spinali, “perché sono il posto dove chi ha avuto un incidente riprende a vivere. Portiamo la nostra testimonianza, per raccontare che la vita in autonomia è possibile”. Sempre quest’anno, poi, Danilo e Luca, con il sostegno di altri partner, hanno fondato “B-Free”, associazione no profit con lo scopo di sostenere, promuovere e sviluppare progetti sull’accessibilità e l’eliminazione delle barriere architettoniche.

(Redattore Sociale)

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A Gaza le atlete di basket paralimpico superano le ferite della guerra

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La squadra femminile di basket paralimpico della Striscia di Gaza con l’allenatore statunitense Jess Markt, nel campo profughi di Khan Younis, il 28 maggio 2016. (Khalil Hamra, Ap/Ansa)

Sulla sua sedia a rotelle Wessal infila con entusiasmo passaggi e canestri: assieme ad altre palestinesi, si prepara a formare la prima squadra femminile di basket paralimpico della Striscia di Gaza. E oggi in particolare le giocatrici non risparmiano gli sforzi perché sui spalti vuoti del campo Khan Younis è giunto un allenatore importante a dar loro consigli e incoraggiamenti: lo statunitense Jess Markt, figura leggendaria del basket in sedia a rotelle.

Per Wessal Abou Aliane, 40 anni e quattro figli, compiere evoluzioni in campo è un modo per “sentirsi libera e forte” e di dimenticare “lo sguardo negativo che la gente ha sulla disabilità. Cerco di non farci caso, ma so che c’è ancora tanta strada da fare prima di poterci dire totalmente integrate nella società”, spiega mentre corre con il viso incorniciato da un velo.
“È la società a essere disabile”, le fa eco la sua compagna di squadra, Taghrid Abou Hatab, 48 anni. “Non chiediamo pietà, conosciamo la nostra forza e la nostra volontà e sappiamo che potremmo dare molto alla società”, protesta Taghrid che è divorziata e si occupa da sola delle due figlie.

Le famiglie e la società dovrebbero fare la loro parte per opporsi alla forte pressione sociale che spesso impedisce alle ragazze di fare sport

Alla fine del primo allenamento, Jess Markt applaude le 24 giocatrici del giorno. Le aveva già viste l’anno scorso: “In questi mesi hanno fatto dei veri progressi” e “potrebbero presto confrontarsi con delle squadre straniere”.
Tuttavia resta ancora molta strada da fare, e non solo in termini sportivi. “L’ostacolo più grosso per queste donne è trovare sostegno, squadre che diano loro un’occasione di giocare regolarmente e con attrezzature adatte”. E anche “le famiglie e la società” dovrebbero fare la loro parte per opporsi alla “forte pressione sociale che spesso impedisce alle ragazze di fare sport”, a Gaza forse ancora di più che in altri paesi nei quali ha lavorato, prosegue.
I giocatori in sedia a rotelle potrebbero “dimostrare che Gaza non è solo guerra e violenza” e “diventare ambasciatori nelle competizioni internazionali”, dichiara Souheir Zaqout, portavoce del Cicr a Gaza.
Le ferite delle guerre israeliane
Più di 75mila abitanti di Gaza su un totale di 1,9 milioni di abitanti soffrono di una disabilità motoria o visiva. Per un terzo sono vittime di ferite riportate nelle tre guerre condotte da Israele contro Gaza dal 2008. Piano piano cominciano a nascere delle squadre paralimpiche. Quest’anno il Cicr ha fornito 70 sedie a rotelle a otto squadre.
Una di queste, Al Farissat, in cui si allenano una sessantina di donne, ha consentito a Faiza Abou Hassan di risalire la china. “Ero depressa e frustrata, ma grazie alla squadra mi sono iscritta all’università”, dice con orgoglio questa studente al secondo anno di scienze dell’educazione, che siripromette di diventare “campione del mondo di basket”.
Tuttavia, dice con amarezza l’allenatrice della squadra Al Farissat, Sawsan al Khalili, dalla sua nascita – un anno fa – la squadra lotta per ottenere una palestra, ma non ci è ancora riuscita per mancanza di finanziamenti. “La società integra sempre meglio i disabili, soprattutto perché dopo le guerre quasi in ogni casa c’è una persona con una disabilità”, sottolinea Fadi Dib, allenatore di 32 anni della squadra paralimpica della Mezzaluna rossa di Khan Younis. Sono però del tutto assenti “le decisioni politiche e le leggi per promuovere i loro diritti”.
Houda Abou Odeh ha raccolto la sfida. A 36 anni, crede con tutta se stessa nella squadra femminile di basket in sedia a rotelle: “Non ci arrenderemo davanti ai limiti imposti dalla società. Realizzeremo il nostro sogno di accedere alle competizioni internazionali. E vinceremo!”.
(Traduzione di Giusy Muzzopappa)
(internazionale.it)

“Una vela senza esclusi”: parte la regata degli atleti disabili

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La quarta edizione della kermesse al via oggi è promossa dalla Sezione Palermo Centro della Lega navale Italiana. Gli equipaggi a bordo di 5 Azzurre 600 sono formati da quattro atleti con disabilità e un tutor

Cinque barche a vela, le Azzurre 600, con equipaggi misti daranno il via alla quarta  edizione di “Una vela senza esclusi“, la kermesse organizzata dalla Sezione Palermo Centro della Lega Navale Italiana in programma da oggi al 1 Maggio nel golfo di Palermo. Il programma sportivo prevede, nel pomeriggio di oggi, un’uscita a mare dal polo per le attività sociali “Oltre le barriere” utile agli atleti per prendere confidenza con le imbarcazioni ed allenarsi sulle boe, per poi ritrovarsi sabato 30 Aprile e Domenica 1 Maggio nelle stesse acque per la regata vera e propria. Durante tutte le attività a mare sarà garantita la presenza di una barca del comitato sportivo ed almeno due gommoni che opereranno in un contesto di totale sicurezza.
Tra i partecipanti ci saranno anche Massimo Dighe, timoniere azzurro alle Paraolimpiadi di Londra 2012, Giuseppe Cotticelli campione italiano di canoa, Mario Santoni canoista, Fausto Firreri pluri-titolato nuotatore, velista e sportivo a tutto tondo e Marco Carlo Emilio Colombo, presidente della Active Sport Disabili.
La regata ha una forte valenza sociale poiché, utilizzando lo sport della vela si  raggiungono importanti obiettivi quali l’integrazione e l’inclusione sociale – spiega il presidente della Sezione Beppe Tisci – . Viene data anche l’opportunità ad atleti con disabilità della Lega navale Italiana, provenienti da tutte le sezioni d’Italia, di incontrarsi e di ‘scontrarsi’ in una competizione sportiva ad armi pari. Infatti, i partecipanti si sfideranno in equipaggi misti formati da quattro atleti con disabilità e un tutor su 5 imbarcazioni identiche, le Azzurre 600 che sono imbarcazioni a bulbo idonee all’attività paralimpica“.
L’evento si è aperto questa mattina con l’accoglienza dei partecipanti e con il convegno sul tema: “Mare, sport e disabilità” presso i locali dell’ex fonderia Oretea alla Cala. All’incontro hanno partecipatoi il delegato L.N.I. Sicilia Carlo Bruno, il presidente del Coni Sicilia Sergio D’Antoni, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, l’assessore allo Sport Giuseppe Gini, il presidente della V Commissione Consiliare Fausto Torta, il presidente del CIP regionale Aldo Radicello, il presidente dell’Uic Tommaso di Gesaro, il consigliere nazionale Uic delegata allo sport Giulia Di Piazza. La manifestazione si concluderà domenica 1 Maggio con la premiazione e con un pranzo di prodotti tipici siciliani prima di salutare gli intervenuti in partenza nel pomeriggio.
(redattoresociale.it)

“Scherma for all”: lo sport per una disabilità vincente

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La società sportiva CREA coinvolge i bambini disabili nell’arte del fioretto e della spada. Previsto anche un campus a Bormio dal 25 luglio all’1 agosto

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È stato presentato nella prestigiosa cornice cornice della Sala Verde di Palazzo Cusani il progetto “Scherma For All”, iniziativa che vuole dare la possibilità a ragazzi con disabilità motorie, cognitive e sensoriali di vivere lo sport e il gioco, in un contesto accessibile e divertente, il tutto mediante il concetto di Inclusione tramite la pratica della scherma.

“L’idea nasce dalla società sportiva Crescere, Educare e Agire e dell’associazione ‘Una Virtù Tira L’altra’. Volevamo includere attraverso la scherma i bambini disabili con l’idea di allargare questa disciplina ai più svariati tipi disabilità sempre con la massima sicurezza – spiega la dottoressa Giulia Giraldo, responsabile di CREA, ente promotore dell’iniziativa – Quello che stiamo facendo adesso, grazie anche ai finanziamenti che abbiamo ottenuto da pubblici e privati come la Regione Lombardia e varie banche, è offire incontri dedicati alla scherma per individuare il bisogno specifico dei bambini disabili e farli allenare con gli altri compagni di classe” 

CREA, acronimo appunto di Crescere, Educare e Agire, è una società sportiva dilettantistica formata da esperti in scienze motorie e dell’educazione con la finalità di ricercare nuove modalità con le quali far vivere lo sport come un’esperienza ludica. Ma perché proprio la scherma? “La scherma affianca sia il lavoro di gruppo ma anche quello individuale. Non c’è competizione, ognuno può sviluppare le sue capacità – Continua la dottoressa Giraldo – Il decalogo dello schermidore è inoltre stato esempio per tanti altri sport riguardo i concetti di fair play e di gestione della vittoria e della sconfitta. È una disciplina che ci permette di avere un contenitore per accogliere i bambini disabili e farli integrare al meglio tramite l’attività sportiva”

Il progetto di Scherma for all non si ferma però alle scuole e in estate è già previsto un campus: “Lo abbiamo programmato per la fine luglio a Bormio. Per esattezza dal 25 luglio al 1 agosto. Ci stiamo attivando per trovare dei sostenitori tramite donazioni ma il progetto cresce senza sosta fin dal giorno della sua ideazione. L’idea in futuro è quella di allargarlo anche agli adulti”

Per ulteriori informazioni sulle iniziative dedicate a Scherma for all, sulle adesioni, i sostenitori e le realtà coinvolte si può visitare il sito ufficiale dell’iniziativa www.schermaforall.it.
(panorama.it)

di Giovanni Cupidi

SciAbile: una scuola e Alex Zanardi aiutano i disabili a sciare

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Un progetto della Scuola di sci Sauze d’Oulx Project permette di sciare con qualsiasi disabilità

Il Progetto BMW SciAbile di Sauze d’Oulx Project, la prima scuola di sci per persone disabili, celebra 12 anni di attività. Alex Zanardi, Filippo Carossino, nazionale di basket in carrozzina, e il chitarrista Cesareo di Elio e le Storie Tese, testimoniano che si può sciare alla faccia di qualsiasi patologia.

Questo progetto evidenzia come lo sport può diventare uno strumento d’inclusione sociale e un mezzo per incrementare la qualità della vita. La Scuola Sauze d’Oulx Project conta, dal 2003, un totale di 800 partecipanti e l’obiettivo è arrivare a 200 iscritti nel 2015. Un migliaio di persone che hanno sperimentato il piacere di sciare, a prescindere dalla propria disabilità. I circa 25 maestri sono qualificati e specializzati, non solo sugli aspetti tecnici della disciplina, ma possiedono anche una formazione costante sulle diverse disabilità, sulle patologie e, in condivisione, sui singoli casi. Sono in grado di far sciare qualsiasi utente, curando sia gli aspetti organizzativi, che quelli psicologici e pragmatici, come in caso di persone con protesi o affette da gravi disabilità.

Alex Zanardi, per via dei postumi di un incidente durante l’allenamento con la handbike, non ha potuto sciare, ma ha spiegato a Wired quali sono gli strumenti che usa per sciare da seduto e perché. Innanzitutto Alex ha una seduta particolare: scia, per questione di comodità turistica, indossando le protesi. Questo ha comportato uno studio approfondito della posizione e della foggia del sedile: con un’inossidabile costanza, pressando il produttore austriaco dei telai e dopo molte prove sui materiali, infine Alex ha trovato la corretta posizione, che è piuttosto all’indietro rispetto ad altri atleti disabili e ha sviluppato una tecnica di discesa personale, usando i muscoli del tronco e gli addominali. Per sciare Alex utilizza un mono-sci, anche abbastanza sciancrato, ma dalla composizione morbida, così che si possa piegare e adeguarsi alla curva per questo particolare stile di sciata. Il telaio è in acciaio, anch’esso costruito e personalizzato con caparbietà, mentre il sedile è in fibra di carbonio, costruito con una tecnica automobilistica, come racconta Alex a Wired nel video.

La metodologia operativa di SciAbile è ben rodata. Innanzitutto si parte da un briefing e un confronto tra i maestri, così che le informazioni possano passare velocemente da maestro a maestro. Poi si passa a un momento topico del progetto: la pianificazione delle lezioni per la giornata successiva. E la conseguente preparazione delle attrezzature, che sono parecchie: sci, slitte, diverse tipologie di seduta e un “robottino” per non vedenti. Si tratta di un diffusore sonoro, indossato dal maestro, che emette un segnale direzionale acustico che viene seguito dall’allievo durante la discesa.

La partecipazione ai corsi è aperta a disabili con deficit motori, sensoriali e psichici. Sia singoli allievi che gruppi e associazioni, come nel caso delle scolaresche. L’attrezzatura deve essere personalizzata sulle necessità dell’allievo e della sua disabilità: la scuola fornisce gli strumenti necessari, come mono-sci, bi-sci, stabilizzatori, slitte speciali, megafono per non vedenti e attrezzature anche per lo snowboard. L’età varia dai 6 ai 70 anni e l’obiettivo della Scuola è di fornire ai partecipanti una completa autonomia e libertà sulle piste da sci. BMW Italia copre il costo del corso base: 4 lezioni della durata di 3 ore, oltre al noleggio dell’attrezzatura in dotazione all’allievo per la durata del corso. In più lo skipass del comprensorio sciistico della Via Lattea è a prezzo ridotto. La Scuola si occupa anche del trasporto degli allievi, con il contributo della Croce Verde che ha messo a disposizione pulmini a titolo gratuito.
(wired.it)

di Giovanni Cupidi

Il sogno di Brent: Andrea Lucchetta mostra la vita, fra disabilità e sport

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Si può parlare di disabilità come si parla di mille altri argomenti di cui non abbiamo (non dobbiamo) avere paura. E’ così che cambia la cultura. E se cambia la cultura cambia la società. “Inspire a generation”, ispirare una generazione: era il motto dei Giochi paralimpici di Londra 2012. Si guardava avanti, al futuro. Non lontano, prossimo. Dal giorno dopo la fine dalla Paralimpiade, “non penseremo più allo sport nella stessa maniera, non penseremo più alla disabilità nella stessa maniera”, come disse Sebastian Coe, che quell’evento lo ha organizzato. Lo ha capito subito. Non per nulla è stato un grande campione. Allora non c’è da stupirsi se un altro grande campione, questa volta di volley e non di  atletica, si è messo in testa che raccontando lo sport si può educare i giovani alla vita. Lo ha fatto, lo sta facendo e lo farà in maniera straordinaria. Di più, è partito dallo sport per raccontare la disabilità. E anche questo gli è riuscito proprio bene.

“Il sogno di Brent”una pallone da basket che gli sta arrivando in faccia mentre è in carrozzina a indicargli un nuovo cammino. Dove lo sport è in primo piano, fra carrozzine che si usano per giocare a basket o gareggiare sulle pista di atletica, biciclette che si guidano con le mani, lame che servono per correre, il sudore e la fatica del triathlon. Un cammino con tanti incontri, uno per tutti quello con Giusy Versace, splendida testimonial paralimpica, che esce dalla realtà ma non la modifica entrando nella fantasia. Il cartone è andato in onda una domenica mattina su Rai2, ma speriamo che nelle feste natalizie la Rai trovi spazio nel palinsesto per riproporlo. Ne vale la pena.

“La A di ‘atleta’ è una lettera che accomuna tutti, in qualunque condizione”: Lucchetta è uno che lo sport lo ha vissuto a livelli altissimi, Olimpiadi e Mondiali e Scudetti a fare da cornice, dentro anche alla più bella Nazionale di volley di sempre. Ecco perché sa che quelle sono le parole giuste da usare. Ormai da anni lavora su un progetto che usa lo sport come veicolo educativo, ma lo fa divertendo (e divertendosi) attraverso lo Spike Team il cartone che apre le mattine di centinaia di migliaia di ragazzine e ragazzini, con lo sport a mostrare la vita. “Il sogno di Brent” rappresenta il percorso evolutivo di Spike Team: “Fare squadra nello sport e nella vita è quello che serve a tutti. Senza smettere di sognare. Per chi ha una disabilità, come per tutti del resto, lo sport non fa diventare supereroi o invincibili, ma aiuta a uscire da un guscio che rende invisibili”.

Lucchetta ha vissuto anche la straordinaria esperienza di Londra 2012. Per una felice intuizione di Sandro Fioravanti, responsabile della programmazione della Paralimpiade in Rai (che trasmetterà, unica tv in Italia, anche quella invernale di Sochi), ha commentato il sitting volley, la pallavolo che si gioca seduti, praticata in particolare da atleti amputati. “Quando me lo ha chiesto avevo già lo zaino pronto. Io già facevo praticare il sitting volley come avvicinamento al minivolley dai bambini. Abbassando la rete si abbattono ancora più le barriere, tutti possono murare o schiacciare, è davvero una attività molto educativa in assoluto”. Per preparare al meglio il cartone, ha passato giornate a Budrio, al centro di riabilitazione dell’Inail, letto per mesi blog e siti sull’argomento, parlato con atleti e persone amputate. Il regista Alessandro Belli ha avuto un caro amico amputato per un incidente in moto, che lo ha aiutato: “Si è aperto con me come mai aveva fatto”.

“Il sogno di Brent” è davvero una grande idea, nata dalla sensibilità di uno che nello sport ha vinto tutto quello che si poteva, realizzata insieme a Rai: “Nel film si affrontano temi crudi, quali l’emarginazione, la perdita degli amici, la disabilità permanente”. La Polizia di Stato lo mostra nelle scuole per le campagne legate alla sicurezza stradale, c’è il patrocinio di tre ministeri (Lavori Pubblici, Istruzione, Affari Regionali e Sport) e quello del Comitato Paralimpico, ci ha creduto l’Istituto per il credito sportivo. Davvero è un bel modo, per i più giovani, ma non solo, di avvicinarsi alla disabilità. C’è delicatezza e realismo. Anche così, si arriva a ispirare una generazione.

(invisibili.corriere.it)

Parte anche in Italia il progetto sitting volley

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Il Comitato Italiano Paralimpico ha concesso alla Federazione Italiana Pallavolo il riconoscimento del Sitting volley

 

Gli europei di sitting volley in Polonia nel 2013
Gli europei di sitting volley in Polonia nel 2013

 

Nelle scorse settimane il Comitato Italiano Paralimpico ha ufficialmente concesso alla Federazione Italiana Pallavolo il riconoscimento ai fini sportivi della disciplina del Sitting volley, sport praticato dai diversamente abili. L’accordo, siglato dai presidenti Luca Pancalli e Carlo Magri, sancisce ufficialmente la partenza del progetto che ha come obiettivo sviluppare anche in Italia la disciplina attraverso la promozione, le competizioni sportive e la formazione di docenti, tecnici e atleti.

IL SITTING VOLLEY – Il Sitting Volleyball è uno sport derivato dalla pallavolo, inventato nei Paesi Bassi nel 1957 come sport adattato per la pratica sportiva delle persone diversamente abili. Consiste in una pallavolo giocata stando seduti sul pavimento, con il campo più piccolo e con la rete più bassa. Il giocatore che tocca la palla deve trovarsi con le natiche a contatto con il pavimento nel momento in cui tocca la palla. Per la sua particolarità, il Sitting Volleyball ha la caratteristica di favorire l’integrazione sociale delle persone diversamente abili, dato che può essere praticato senza distinzione da diverse categorie di diversa abilità (amputati, poliomielitici, paraplegici) e allo stesso tempo anche da soggetti normodotati, non richiedendo l’utilizzo di strumenti specifici come le sedie a ruote. Pertanto può essere considerato uno sport «open», dato che nella stessa squadra possono trovare spazio soggetti normodotati e soggetti diversamente abili, con qualsiasi forma di diversa abilità.

LA PRESENTAZIONE – La presentazione dell’attività del Sitting Volley in Italia si terrà venerdì 11 ottobre alle ore 11.30 presso l’Aula Magna del Centro di Preparazione Olimpica Giulio Onesti a Roma. Alla presentazione parteciperanno il presidente Cip Luca Pancalli e il consigliere federale referente Fipav Luciano Cecchi. Con loro il responsabile del settore Benito Montesi. Durante il week end si terrà poi il primo workshop, sempre presso il Centro di Preparazione Olimpica Giulio Onesti, che coinvolgerà referenti regionali, docenti, allenatori e arbitri che hanno deciso di dedicarsi a questa attività:

IN ITALIA –  Il Sitting Volley è uno sport che da poco tempo ha iniziato a diffondersi in Italia tramite alcune associazioni sportive sensibili alle problematiche dei soggetti diversamente abili. La buona visibilità, fornita durante le ultime Paralimpiadi di Londra con la trasmissione televisiva delle gare, ha dato la spinta decisiva affinché anche nel nostro paese ci fosse attenzione per questa attività che ormai da diversi anni ha una grande diffusione in tutto il mondo. In Italia l’inserimento del Sitting Volley tra le discipline ufficiali paralimpiche è stato sancito con l’accordo del 15 Maggio 2013 tra la Federazione Italiana Pallavolo e il Comitato Italiano Paralimpico.

(corriere.it)