La sedia a rotelle che vince le barriere architettoniche (creata da 10 universitari)

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Scalevo è l’ambizioso progetto di dieci studenti svizzeri: una sedie a rotelle in grado di salire e scendere gradini e scale, migliorando il quotidiano di diversamente abili in tutto il mondo.

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Tutto è nato nel 2014, da un progetto di Bernhard Winter, giovane laureando della Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo. Bernhard è solito condividere il breve tragitto tra casa e università con un suo amico, Thomas, costretto su una sedia a rotelle fin dalla nascita, per una rara malattia genetica. Zurigo è una città estremamente attenta alle tematiche riguardanti la disabilità, con una percentuale pressoché inesistente di barriere architettoniche, e iniziative a favore della sensibilizzazione che si susseguono durante il corso dell’anno.

Cos’è Scalevo
Purtroppo, però, non è così in altre realtà metropolitane del mondo: Bernhard e altri amici decidono di regalare un viaggio a Liverpool a Thomas per il suo ventesimo compleanno, fan dei Beatles. Arrivati nella città inglese, Bernhard si rende conto delle difficoltà che le persone con limitate capacità motorie e sensoriali si trovano ad affrontare nel quotidiano, dalla semplice salita e discesa da un mezzo di trasporto, all’ingresso in edifici pubblici e privati. La disabilità nel mondo colpisce un miliardo di persone, di cui duecento milioni con gravi limitazioni fisiche, e novantacinque milioni di bambini di età compresa tra i 0 e i 14 anni (fonte World Health Organization).
Da qui il progetto di Bernhard: il giovane laureando ne parla con i suoi professori, il dottor Siegwart e il dottor Haas, e insieme costituiscono un team ben assortito di ingegneri, creativi e designer, tutti giovani studenti del Swiss Federal Institute of Technology e della University of Arts di Zurigo. Nasce così Scalevo, una sedia a rotelle in grado di vincere le barriere architettoniche, rendendo autosufficienti i diversamente abili anche in contesti difficili.

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Com’è fatta
Scalevo ha un’altezza di sessantacinque centimetri ed una lunghezza di centocinque centimetri, raggiungendo un peso (comprensivo delle batterie poste sotto il sedile) di centouno chilogrammi. Con la tecnologia a giroscopio, simile a quella del Segway, è in grado di roteare e accelerare e restare in equilibrio grazie allo spostamento del peso su di essa, e permette di mantenere stabilità nell’affrontare la salita e la discesa sulle scale. La pendenza che Scalevo può affrontare è compresa tra i 17 e i 34 gradi, sempre con la schiena rivolta verso il punto più alto della scala. La velocità raggiunta dalla sedia è di 10 chilometri orari, e scende a un passo al secondo al momento della salita o discesa.

Il team di Scalevo e gli step futuri
Dieci studenti universitari di età compresa tra i 21 e i 27 anni: ingegneri, informatici, comunicatori e designer, tutti accomunati dalla volontà di creare una soluzione con un reale impatto positivo sulla vita di milioni di persone. Un prodotto simile a Scalevo era già stato proposto nel 2009, senza successo, dalla Johnson&Johnson: iBot. Il maggior ostacolo incontrato era dovuto alle dimensioni ingombranti della sedia e al suo peso, che la rendevano difficilmente utilizzabile in autonomia dal diversamente abile. Il team di Scalevo, invece, trova nel design la chiave per rendere fruibile questa tecnologia al grande pubblico.

Tutto in questa sedia a rotelle è automatizzato: vogliamo semplificare la vita ai disabili nei contesti più difficili
Scalevo è ancora un prototipo, e verrà presentato ufficialmente al pubblico al Cybathlon Challenge di Zurigo nel 2016. Dopodiché l’intenzione è quella di lanciare una campagna crowdfunding su Kickstarter per la produzione su larga scala ed effettuare le prime consegne ad inizio 2017.
(thenexttech.startupitalia.eu)

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Le tecnologie che orientano i non vedenti (e non solo)

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La mascherina nera scende sugli occhi oscurando ogni usuale punto di riferimento, una voce metallica dallo smartphone è l’unica guida per attraversare le strisce pedonali. E anche se siamo in un luogo protetto non è facile inquadrare le strisce col telefonino, seguire le istruzioni audio («un po’ più a destra», «gira a sinistra», «prosegui») e lasciarsi andare al seppur immaginario traffico milanese.
Ma per un non vedente come Cristian Bernareggi la mia difficoltà si trasforma, al contrario, in una possibilità: attraversare la strada in autonomia. Da un anno lo fa per testare Zebra Localizer, un prototipo avanzato messo a punto dalla sua startup, Everyware Technologies. Questa tecnologia presuppone il solo uso dello smartphone. Le strisce sono riprese con la videocamera, l’orizzonte è calcolato grazie agli accelerometri. Tecniche di computer vision elaborano i dati video e a questo punto viene stabilita la posizione e la direzione. L’utente viene guidato nell’allineamento con le strisce e il Voice Over dello smartphone legge ad alta voce le istruzioni.
La spinoff – che fa capo al dipartimento di Informatica dell’Università di Milano – ha già sviluppato un’app che consente di orientarsi negli spazi aperti. iMove – disponibile gratuitamente solo su app Store – ha avuto 20mila download. Attraverso il gps e le informazioni di Google Maps permette di localizzare l’indirizzo e i negozi nelle vicinanze ed è stata realizzata grazie al supporto di Retina Onlus. L’applicazione è utile non solo ai non vedenti o agli ipovedenti ma anche a tutti coloro che non hanno un buon senso dell’orientamento o che si trovano in una città sconosciuta. Sul versante indoor hanno messo a punto un’app (gratuita) che si basa su un sistema di codici numerici con i Qr Code. Fiera Accessibile è stata realizzata per Fiera Milano Rho. In futuro potrebbero essere adottati i sistemi di mappature wifi, come quelli che sta mettendo a punto Google. «A breve presenteremo l’app al tavolo Giovani dell’Expo2015 – spiega Sergio Mascetti, chief technology officer di Everyware technologies – E applicazioni interessanti potrebbero esserci negli spazi di attraversamento come metropolitane e aeroporti. O nei musei, per visite guidate pensate in base alle esigenze del pubblico».In questo settore un caso di successo è l’applicazione AriadneGps. Ad agosto scorso l’ingegnere bolognese Luca Ciaffoni – invitato da Apple due anni fa a parlare a San Francisco alla conferenza mondiale degli sviluppatori, proprio a seguito di questa app – ha rilasciato la nuova versione. L’app, usando il gps, offre la possibilità di conoscere la propria posizione e di monitorarla mentre si cammina, potendo decidere di essere informati su quello che cambia durante il percorso, civico, via. Inoltre memorizza punti preferiti e l’utente può essere avvisato, ad esempio in treno, autobus, quando ci si avvicina a uno di essi, con suono, vibrazione e, se si usa VoiceOver anche a voce.

Utilizza invece il bastone il sistema, ideato dal professor Luca Fanucci del dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’Università di Pisa. Il bastone intelligente (Smart Cane) costruito in fiberglass, è abbinato a un percorso individuato da una coppia di cavi interrati connessi a un trasmettitore e da uno smartphone Android su cui è installata una specifica applicazione che comunica via Bluetooth col bastone. Nata dalla collaborazione con il Cnr di Pisa e l’Unione nazionale ciechi, la tecnologia rientra nel piano «Le mura per tutti», all’interno di un più ampio progetto «Lucca… diventare accessibile», realizzato dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca nell’ambito delle attività della Lega delle città storiche accessibili (Lhac). È stata presentata all’ultima edizione di Lubec e a dicembre verrà illustrata in un workshop al Mit di Boston. 
(ilsole24ore.it)

di Giovanni Cupidi