Il lavoro che c’è (per i soliti pochi)!

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Sono sempre alla ricerca di lavoro e di un lavoro che cmq sia compatibile con la mia vita, come un pò tutti.
Bene, anzi no, mi segnalano la pubblicazione di alcuni bandi per titoli e colloquio emanati dalla Università di Catania tra l’altro per la copertura di alcune unità (1) di personale di categoria C (posizione economica C1) in area amministrativa, e (2) di categoria D (posizione economica D1) in area amministrativa-gestionale tutti con rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato che mi interessavano particolarmente visto che sono laureato in scienze statistiche ed economiche. Mi precipito a scaricare i bandi per intero e mi basta leggere le prime righe per capire che è tutta una presa in giro! Attenzione i bandi sono veri e validi ma PALESEMENTE i requisiti richiesti sono scelti appositamente per CHI DI DOVERE!

Ad esempio tra i requisiti richiesti per l’unità di categoria C mi hanno colpito i seguenti:

7) documentata competenza nell’utilizzo ed assistenza applicativi presso presidi sanitari di II livello
(aziende ospedaliere od ospedaliero-universitarie);
2
8) documentata esperienza, maturata presso strutture pubbliche e private per un periodo di almeno due
anni, nell’organizzazione e gestione di eventi e congressi, nell’elaborazione e gestione di piani di
comunicazione anche in ambito medico-scientifico, in attività di Public Relations in ambito nazionale ed
internazionale;

Io di bandi ne leggo continuamente e mi basta poco ormai per capire quando sono confezionati su misura.
Ma come si può continuare così, ad utilizzare il pubblico per gli interessi di pochi e gli amici di questi POCHI?
Una persona come me che nonostante tutte le difficoltà che è costretta ad affrontare si è preparato e ha conseguito laurea e dottorato come fa ad avere opportunità e la possibilità di avere occasioni di dimostrare le proprie capacità se CONTINUAMENTE e REITERATIVAMENTE i SOLITIse magnano a città“?

Ci sono tante forme di baronato nelle università che non riguardano per forza solamente i concorsi a ricercatore!

di Giovanni Cupidi

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Expo 2015, ovvero un mondo senza disabilità?

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Vi propongo di leggere, come più volte ho già fatto, questo articolo di Franco Bomprezzi pubblicato sul blog Invisibili del Corriere.it.
Che spazio, diritto del lavoro è riservato ai lavoratori con disabilità nel nuovo accordo sui contratti per quanto riguarda l’Expo 2013?

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di Franco Bomprezzi

Ho letto e riletto il testo dell’importante e positivo accordo sulle possibili 800 assunzioni in vista di Expo 2015. Ne ho letto i resoconti sui giornali, ho anche scaricato il testo completo di allegati che è già presente nel sito della Società Expo. Ma non ho trovato traccia dell’espressione “lavoratori con disabilità”. Mi assicurano che questo tipo di attenzione c’è e ci sarà. Non ho motivo di dubitare degli intenti, ma mi fermo alle parole, e anche ai fatti, per quanto sinora ho potuto constatare, a proposito di attenzione ai temi riguardanti la presenza di persone con disabilità nei sei mesi più attesi della storia metropolitana di Milano e a questo punto dell’Italia (se è vero che la ripresa passera da qui).
L’impatto di una manifestazione mondiale sulla rete delle infrastrutture di servizio, dai trasporti alla ricettività alberghiera, dalla ristorazione agli eventi, è sicuramente complesso e di enorme rilevanza. Il tema ogni volta è lo stesso: che cosa resterà dopo l’effimero? In che modo potremo migliorare il sistema nel quale viviamo, sfruttando una contingenza fortunata e conquistata a suon di promesse? E per quanto riguarda gli InVisibili: esistiamo anche noi, con pari dignità e diritto di cittadinanza, nella predisposizione delle soluzioni, delle strategie, delle opportunità di ogni tipo, che, al di là dell’aspetto strettamente economico, possono rappresentare un’occasione irripetibile ed esemplare di buona prassi pubblica e privata?
L’accordo sul lavoro viene additato come possibile esempio per future nuove articolazioni contrattuali, all’insegna della flessibilità e della durata non lunga ma comunque seria dei contratti. Benissimo: appare evidente a chiunque che inserire in questo accordo una specifica attenzione al diritto al lavoro anche delle persone con disabilità esige un’attenzione e una competenza del tutto particolare. Mai come in questo caso si potrebbe mettere alla prova, ad esempio, la cultura tecnica di decine di neolaureati disabili, sfornati dalle nostre università, che hanno tutte le caratteristiche per competere con gli altri giovani in cerca di occupazione, ma che sicuramente rischiano di pagare lo scotto di un pregiudizio negativo, oltre alla certezza di non essere in grado di garantire mobilità e flessibilità come da copione appena illustrato. Chi garantirà questo percorso, visto che nel testo manca persino la parola “disabilità”?
Al momento l’unica luce viene dal terzo settore, che nel realizzare la fondazione Triulza, dal nome della cascina nella quale, sperabilmente, le organizzazioni non profit e il mondo della cooperazione sociale, faranno vedere al mondo un messaggio importante sul tema che è al centro dell’Expo, ovvero l’alimentazione quale fattore di sviluppo per tutti. In quel contesto anche il mondo della disabilità sarà presente e attivo, con Ledha, la rete delle associazioni lombarde, che ha aderito all’associazione “Exponiamoci”, uno dei soci della fondazione appena nata.
Ma Expo 2015 significa anche, se non prima di tutto, verificare che i visitatori con disabilità o comunque con necessità speciali (quindi anche anziani, per dire) siano in condizione di muoversi liberamente e in autonomia, di informarsi senza difficoltà, di essere ospitati in strutture pienamente accessibili e a prezzi altrettanto accessibili (non solo 4 o 5 stelle, per capirsi), di partecipare agli eventi in modo da comprenderli perfettamente, di essere inclusi in modo sistematico nei sei mesi di evento. Stiamo parlando di almeno duecentomila persone (stima personale bassissima, in pratica il due per cento di una previsione di 10 milioni di visitatori).
Al momento in cui scrivo non ho conoscenza di progetti seri, di partnership adeguate, di decisioni prese, di lavori in corso fra i soci fondatori di Expo, di iniziative pubbliche, trasparenti e politicamente rilevanti. Spero di essere smentito rapidamente, perché sono assolutamente convinto che questa battaglia non si può perdere, e comunque va combattuta con forza, prima che diventi ridicola, perché fuori tempo massimo.

(invisibili.corriere.it)

di Giovanni Cupidi