Nuovo Isee e disabilità, botta e risposta tra un “caregiver” e il viceministro Guerra

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Potrebbe essere vicino al traguardo l’iter di approvazione del nuovo indicatore economico: costante l’attenzione delle famiglie di disabili, che chiedono di escludere dal conteggio le provvidenze. Il viceministro: “Le politiche per la disabilità non si fanno con l’Isee”

ROMA – Il governo Letta, crisi o non crisi, potrebbe riuscire a licenziare in questi giorni il nuovo Isee: previsto dalla con la manovra “Salva Italia” (legge n. 214 del 2011) e già sottoposto al vaglio delle commissioni competenti sia alla Camera che al Senato, il provvedimento attende solo il via libera del ministero dell’Economia e delle finanze e l’approvazione finale, come decreto del Presidente del Consiglio.

Isee e disabilità. Obiettivo del nuovo indicatore sarebbe quello di misurare in maniera più efficace l’effettiva condizione economica degli italiani, per poi basare su questa l’elargizione di servizi in maniera gratuita o compartecipata. La questione tocca quindi particolarmente le persone con disabilità e le loro famiglie, beneficiari di servizi socio-assistenziali e chiamati in causa direttamente dalla bozza di decreto che, in linea con la manovra Salva Italia, prevede che nel reddito siano computate anche pensioni d’invalidità e indennità di accompagnamento. Se quindi è stata costante l’attenzione delle famiglie e delle associazioni a questo tema, in questi giorni torna alta la preoccupazione.

Botta e risposta. Alla questione è stato dedicato nei giorni scorsi un seminario presso la Casa del volontariato a Carpi, intitolato “L’impatto dell’Isee sulle famiglie e sul welfare locale”, a cui ha preso parte, tra gli altri, il viceministro al Welfare Maria Cecilia Guerra. “L’impatto è presto detto – commenta su Facebook Chiara Bonanno, mamma di un ragazzo disabile e animatrice di diverse iniziative in sostegno della disabilità – Le famiglie si stanno organizzando per adire a vie legali contro una legge discriminante ed anticostituzionale”. Replica il viceministro: “Isee è un metro, una misura della condizione economica delle famiglie e deve essere fatta nel modo il più possibile accurato. Questo è lo scopo della riforma – spiega Guerra – Poi la misura delle tariffe e le condizioni di accesso alle prestazioni e ai servizi sono decise dagli enti erogatori, non dal decreto sull’Isee. Con la riforma dell’Isee non si aumenta né si taglia la spesa di welfare. Si permette solo di evitare che famiglie più ricche accedano ad esempio all’asilo nido con tariffe più basse rispetto a famiglie più povere”.

Indennità, franchigie e categorie. Chiara Bonanno, però, ribatte, dando vita ad un botta e risposta “pubblico”, che diventa un’occasione per approfondire i nodi più critici della riforma. “Dunque per lei l’indennità di accompagnamento e le pensioni d’invalidità civile rappresentano una ricchezza per le persone con disabilità?”, domanda al viceministro, che spiega: “La riforma prende ampiamente in considerazione la situazione speciale delle persone con disabilità. Se da un lato si considerano le indennità fra il reddito, dall’altro si considerano in parte analiticamente e in parte forfetariamente (per tenere conto del lavoro di cura dei familiari) le spese superiori che una persona con disabilità deve affrontare. La disabilità è poi classificata in tre diverse categorie di gravità, definite con l’accordo delle federazione dei disabili. Il disabile adulto che vive con i genitori viene considerato nucleo a se stante, le franchigie per i bimbi sono aumentate. Diversamente dall’attuale Isee, si favoriscono i disabili più gravi e più poveri rispetto a quelli meno gravi e meno poveri. A me sembra un ottimo risultato. Poi ovviamente le politiche per la disabilità non si fanno con l’Isee”.

Un caregiver da 6.500 euro. Per quanto riguarda il riconoscimento del caregiver familiare, tema caro a molte famiglie, il viceministro osserva che “si tiene conto, attraverso una franchigia, dei costi del care giver familiare, quelli che non possono essere documentati”. Una risposta che però non soddisfa Chiara Bonanno, che in nome della sua lunga esperienza di “caregiver” ribatte ancora: “La franchigia per le persone con disabilità grave e gravissima è di 6500 euro! Lei ha mai sentito parlare di una condizione di gravissima pluridisabilità?? Temo di no, altrimenti non affermerebbe che il lavoro di cura del familiare viene compreso in una franchigia di appena 6500 euro per i non autosufficienti… Inoltre, mi perdoni, ma affermare che l’indennità di accompagno copra interamente il lavoro di cura del familiare significa non avere nemmeno una vaga idea di cosa sia il lavoro di cura di una persona con disabilità grave e/o gravissima! Se a un badante, impiegato per un quinto del tempo che trascorre un familiare con una persona con disabilità grave, si propone una retribuzione di 6.500 euro annui si rotola dal ridere! Questa sua dichiarazione è, purtroppo, l’esempio più eclatante di come le associazioni che vengono giudicate dal governo come rappresentanti della condizione di disabilità rappresentano interessi altri, probabilmente legati ai servizi, e non certo alle reali condizioni delle persone con disabilità ed ai loro familiari”.

(superabile.it)

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