​INTERVENTO DI GIOVANNI CUPIDI IN VI COMMISSIONE (SERVIZI SOCIALI E SANITARI) ALL’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

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14 marzo 2017, Palazzo dei Normanni, Palermo



“Vediamo se riusciamo un attimo a fare sentire qualche altra voce, perché sinora ne ho sentite solo un paio e mi sono un po’ stancato.

Presidente, con tutto il rispetto, noi siamo venuti qui, anche per delle proposte. Potevamo venire semplicemente ad esporre il problema ed il nostro punto di vista che abbiamo già esposto sabato a San Cataldo (in occasione dell’Assemblea regionale della Disabilità convocata dal Forum Terzo Settore, ndr).

Potevamo venire qui e a questo punto – vista la discussione – depositare il documento, dirvi che per noi le cifre da mettere a disposizione di tutta la disabilità siciliana e in particolare dei disabili gravissimi, perché lo prevede la legge 328 che bisogna partire da loro, venivamo qui vi facevamo anche il favore di dirvi esattamente la cifra.

Perché poi se non avete nessuna contezza di quella che è la popolazione che state governando e rappresentando, beh, la colpa non è sicuramente nostra. 

Non è colpa nostra se non avete la cultura, rispetto alla disabilità, perché per fare buone leggi e per fare buone pratiche sulla disabilità, serve avere la cultura della disabilità e non soltanto la cultura dell’aspetto sanitario e sociale. Serve una cultura a 360 gradi. Che significa riuscire a rendere la persona che ha una disabilità – a prescindere dal suo grado di gravità – autonoma, indipendente e capace di autodeterminarsi. 

E quando questa persona non è capace di autodeterminarsi da sola, bisogna mettere in condizione il familiare, o la persona che se ne occupa, di fare le migliori scelte per la migliore determinazione della persona. Questo è il contesto generale in cui bisogna muoversi. Tutto il resto, fino ad ora, sono state chiacchiere! 

Allora, noi stiamo ponendo un punto. Sono arrivate anche delle soluzioni, anche da chi fa parte di questa istituzione e del Parlamento.

Io, sinceramente, mi sento anche un po’ sconcertato rispetto a quello che è avvenuto qui dentro. Perché io mi aspettavo, intanto un tipo di accoglienza diversa, e non posso soprassedere su questo. Siamo stati un’ora in anticamera solo per capire dove dovevamo essere ricevuti. Questo è inaccettabile! Dopo che prima del nostro arrivo ci è stato chiesto persino il peso di ogni carrozzina e l’ampiezza di ogni ruota.  Ci siamo ridotti a essere ricevuti in una sala in cui con due pedane mobili traballanti siamo pure entrati a rischio.

Quindi, innanzitutto, se volete fare una cosa, rendete la prima istituzione regionale accessibile a tutte le persone, perché è inaccettabile questo discorso. Oggi, la figura che avete fatto, nei confronti del mondo, è stata penosa.

E purtroppo devo dire che lo stesso tipo di accoglienza c’è dopo, nella discussione. Presidente Digiacomo (presidente della VI commissione, ndr), io le ho sentito dire cose che sono per quanto mi riguarda inaccettabili.

Lei non può passare ‘la palla‘ al di là del tavolo. ‘La palla‘ in mano ce l’avete voi. Le soluzioni le dovete trovare voi. Come è stato già detto, vi riunite, tra Parlamento e Governo, tra chi propone e chi dispone, e ci date la soluzione.

Io potrei anche chiudere la discussione semplicemente dicendovi: 

“Benissimo, io ho una disabilità tra le gravissime, ho bisogno di assistenza h24, mi aspetto che nel più breve tempo possibile mi mettiate in campo un progetto di assistenza che mi permetta di vivere la mia vita, di autodeterminarmi, di compiere le mie scelte, di uscire di casa quando cavolo mi pare, di potere fare il mio lavoro, che da 13 anni, dopo la laurea, io non ho potuto svolgere”. 

Perché non avendo la mobilità non posso spostarmi e andare in un posto di lavoro. Quindi, facciamo il conto di ciò che mi è stato tolto. La vita mi ha tolto, io ci ho fatto i conti. Sono andato avanti. Ci abbiamo fatto i conti tutti, e ripeto, ci abbiamo fatto i conti tutti

Voi ancora chiedete i conti, noi i conti già li abbiamo fatti. Abbiamo fatto le nostre scelte di vita, siamo andati avanti. Adesso questo è il programma, se lo volete mettere in opera è una vostra libera scelta. Non chiedeteci quasi più nulla. Poi, se dopo che avete compiuto la vostra scelta nei numeri, e intendo dire nel Fondo messo a disposizione, per l’intera disabilità, e qui c’è il primo paradosso…voi non potere contare ciò che una Regione spende su un capitolo rispetto alla disabilità generale su quello che poi spende sulla disabilità in particolare, perché i conti non torneranno mai. 

A me francamente se l’Emilia Romagna ha 1/3, 1/4, 1/2 (della spesa per i disabili, ndr) a me non me ne frega niente. La mia più alta aspirazione, e questo l’ho sempre detto, è che si diventi modello per gli altri, modello! E noi già lo siamo per le leggi. 

Quel Piano triennale di cui già abbiamo parlato (istituito nel 2006 ma mai finanziato, ndr), ha bisogno di una messa a punto. Quale sarebbe? Uno i fondi, e due – perché in questi anni si è visto con le buone pratiche – la deistituzionalizzazione delle persone, che come dice la Convenzione Onu sui Diritti delle persone con disabilità è qualcosa che esprime qualità nel servizio e quantità nelle risorse. Perché si risparmia 1/3 deistituzionalizzando le persone, e  l’altro aspetto è quello che la persona sia libera proprio per quel principio di autodeterminazione, di dire chi deve essere il gestore del suo progetto di vita e di assistenza. E badate bene, che il progetto di vita cambia di mese in mese, di anno in anno. 

Non è una vicenda conclusa con la prima valutazione fatta dall’Asp o dalla commissione medica e poi si va avanti per inerzia. Non funziona così! 

Il progetto di vita che va stabilito con la persona interessata, va costantemente messo a punto, perché costantemente i bisogni di una persona cambiano. Questo è quello che bisogna fare. Questa è la cultura della disabilità. A me non interessa altro. E non si può continuare a considerare una persona con una disabilità ‘un caso sanitario‘. Questo è offensivo! Perché la menomazione è un fatto mio, privato, a voi non interessa. Interessa alla sanità che deve stabilire se io ho bisogno della fisioterapia o di un infermiere. Ma poi i conti con la menomazione me li sbrigo io. 

Quello che deve fare la politica è, partendo dalla mia menomazione, mettermi in grado di esprimere, di essere risorsa. E come qualche mese fa ho dichiarato alla stampa, io voglio diventare un contribuente. A me non interessa restare con la pensione di invalidità e l’indennità di accompagnamento. Perché non è una risorsa bastevole a potere soddisfare le necessità della mia vita, perché io posso avere altissime ambizioni, posso pure decidere di diventare come un Paperone che spende e spande, è una mia scelta. Quindi io voglio diventare un contribuente. Per farlo devo essere messo in condizioni di lavorare. E allora vi accorgerete come una persona con disabilità, per quello che ha intenzione di esprimere nella propria vita, diventa uno dei migliori contribuenti dello Stato

Diventa una persona che fa aumentare il Pil, non lo fa diminuire perché vuole assistenza. E’ lui stesso che contribuisce alla collettività, a soddisfare i bisogni suoi e di tutti. Quindi, questo è quello che avevo intenzione di dire. A me i conti spiccioli, francamente, li abbiamo già fatti e non interessano più. Quindi, se volete mettere in campo una vera cultura della disabilità, diventare modello di Regione, per tutti, istituzioni e non, fatelo!

Perché io domani posso trovarmi al di là del tavolo e devo trovare un sistema efficiente, un sistema cambiato, nel quale io, se sono un deputato che in questi anni mi sono approfittato del sistema, non lo posso più fare e devo cambiare la mia cultura. Io ho finito.

Se lo volete fare avete il nostro appoggio, se non lo volete fare, non cercateci

Cabina di Regia Regione Siciliana: la mia lettera di dimissioni 

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Alla Presidenza della Regione Siciliana



In risposta alla notifica ricevuta in data 02/03/2017 riguardante la mia nomina all’interno della cabina di regia di cui all’art.1 del D.A. n.1/GAB del 23/02/2017, ritengo di dover rifiutare la nomina e rassegnare le dimissioni.

Le motivazioni di questa mia decisione sono molteplici e tutte imputabili alle azioni della Presidenza della Regione Siciliana nelle ultime due settimane.

Come è noto, l’iniziativa della partecipazione alla cabina di regia mi è stata proposta dal Presidente della Regione Siciliana nei giorni successivi alla manifestazione spontanea mia e di altre persone con gravissima disabilità per ottenere l’assistenza domiciliare necessaria per la nostra sopravvivenza, prevista dalle normative vigenti nonché dalla Convenzione ONU peri diritti delle persone con disabilità, finora disattese. Nel corso della manifestazione, abbiamo con forza chiesto che le leggi dello Stato Italiano vengano applicate e abbiamo suggerito al Presidente le iniziative necessarie per reperire i fondi dal bilancio regionale, seppure non sia nostro compito occuparcene, ma delle Istituzioni preposte. Il Presidente ci ha assicurato una soluzione rapida, entro uno o due mesi, per adeguare le ore di assistenza domiciliare alla nostre reali esigenze. 

Ad oggi nulla si è mosso. In 15 giorni, non ho ricevuto nessun invito a partecipare, ma solo la notifica della avvenuta istituzione della cabina di regia, senza alcuna data di inizio dei lavori. Nonostante ciò, la giunta regionale ha approvato in questi giorni un delibera che stanzia 36 milioni di euro per una non meglio precisata assegnazione diretta di 10.000  euro a testa alle famiglie degli aventi diritto, senza alcun confronto con la nascente cabina di regia e da me non condivisa. La cifra stanziata è assolutamente insufficiente a garantire a noi disabili l’assistenza indispensabile. Nel frattempo da alcune trasmissioni televisive scopriamo che la Regione Emilia Romagna stanzia 500 milioni di euro all’anno per la disabilità, cifra sempre confermata da tutte le amministrazioni succedutesi negli anni, ben lontana dalla cifra deliberata qui in Sicilia. 

Inoltre, la Presidenza continua a sostenere l’idea di utilizzare come operatori per l’assistenza domiciliare personale precario afferente agli enti locali, senza alcuna preparazione specifica per la cura e l’assistenza di persone affette da grave disabilità, su base volontaria e attraverso incentivi per il loro utilizzo, di fatto proponendo di mettere la nostra vita e la nostra salute nelle mani di gente incompetente e inesperta.

Pertanto, considerato assolutamente ininfluente il mio ruolo già di minoranza all’interno della cabina fantasma, e considerandola oramai un organismo nato solo per costruire un alibi alla cecità di questa amministrazione, ritengo doveroso lasciare qualunque tipo di incarico per non avvallare le folli decisioni di chi non ha assolutamente a cuore il destino delle persone con disabilità. Insieme ai miei compagni torno ad attendere la scadenza del mese, data promessa per la risoluzione definitiva della questione.

Dott. Giovanni Cupidi

Vice Presidente Insieme per l’Autismo ONLUS

Cabina di  Regia Regione Siciliana – Mio Comunicato Stampa 

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Sono stato convocato mercoledì pomeriggio dal Presidente Crocetta e ho accettato l’incarico di coordinare i lavori della nuova cabina di regia sull’integrazione sociosanitaria per la disabilità, nonostante sia un impegno gravoso per le mie condizioni di salute e per il perdurare di una assistenza inadeguata. Come molti sapranno, nel corso dell’ultimo anno partendo dalla mia situazione personale, mi sono speso pubblicamente per stimolare un cambiamento culturale e strutturale delle politiche regionali, volto a garantire l’autonomia e l’indipendenza delle persone con grave e gravissima disabilità, tenendo quale punto di riferimento l’applicazione della convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, finora disattesa.

Mi è stato detto che la prossima settimana ci sarà una prima riunione. Ci sarò e documenterò ogni singolo incontro attraverso una diretta web. Ci sarò per il rispetto che, nonostante tutto, abbiamo delle istituzioni. Ma tornerò ad incontrare i componenti del tavolo, i funzionari degli assessorati lavoro, famiglia, sanità e bilancio, solo quando saranno disponibili i fondi. 

La mia esperienza, gli studi che ho fatto, le lauree che ho preso, sono a disposizione per valutare il piano degli investimenti necessari, ma non sono certo io che potrò “reperire” i fondi. 

Su questo, dopo aver preso atto del nuovo tavolo operativo, come primo gesto per il coordinamento della “cabina di regia”, torno al punto sul quale ci siamo lasciati con Pif. E sarò lieto di tornare QUANDO ci sarà la delibera con lo stanziamento.  Il presidente Crocetta ha promesso al mondo in diretta tv che i tempi saranno rapidissimi. Non appena ci saranno i fondi, io ci sarò. 

Tutto il processo dovrà avvenire mettendo al centro della scena la persona con disabilità e la sua famiglia, i suoi bisogni e le sue particolarità, e per tale motivo i risultati dovranno essere raggiunti in modo trasparente, senza che nessuno possa pensare di trarne vantaggi personali. La mia partecipazione sarà pertanto pubblica, anche attraverso l’uso dei social, sarà subordinata agli obiettivi effettivamente raggiunti e sarà limitata ai giorni necessari alla durata dei lavori della cabina di regia. Ci sono, anzi ci siamo. Perché non si pensi che ci siamo tirati indietro. Perché questa battaglia è la nostra vita. E abbiamo appena cominciato. Uso il plurale perché non sono solo, e faccio da portavoce a tutti quelli che martedì intorno a Pif, hanno chiesto giustizia e che condividono questa mia lettera. Siamo un gruppo di persone disabili, “non dei cretini”. E tutti insieme continueremo a urlare sempre più forte fino a quando questa emergenza non sarà finita.
#siamohandicappatinocretini

Mani hi-tech e gambe robotizzate. Ecco dove nasce l’uomo bionico

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La mano robotica «Azzurra» creata per la sperimentazione di interfacce di controllo e per il ritorno sensoriale (Foto Mattia Micheli per La Stampa)

Pontedera, viaggio nell’istituto di biorobotica della Scuola Sant’Anna



Simona Crea è una ragazza minuta di 29 anni, fresca di dottorato in ingegneria biomedica. «Guarda questo video», dice seriosa. Sullo schermo sei persone con braccia e gambe paralizzate riescono a mangiare e bere da sole grazie a un guanto hi-tech controllato da elettrodi inseriti all’interno di una cuffia. Impugnano una bottiglietta di plastica, versano l’acqua in un bicchiere, afferrano delle patatine, maneggiano una carta di credito. Il sistema è innovativo: traduce attività del cervello e movimenti degli occhi in comandi di apertura e chiusura della mano, trasmessi via wireless. La ricercatrice sorride: «Ecco cosa facciamo qui: miglioriamo la vita delle persone». 

 L’uomo bionico nasce negli stabilimenti dismessi della Piaggio di Pontedera, trasformati in laboratori all’avanguardia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, un’oasi di eccellenza nel non sempre entusiasmante panorama della ricerca italiana. Tra queste pareti color pastello, ogni giorno, duecento tra ingegneri, fisici, informatici, biologi e psicologi, lavorano a 65 differenti progetti di ricerca con un obiettivo comune: restituire funzionalità ai corpi danneggiati.  

Simona Crea con l’esoscheletro utilizzato per la riabilitazione del braccio in pazienti colpiti da ictus. (Foto Mattia Micheli per La Stampa)

 

Il futuro in mano  

Braccia artificiali, gambe biomeccatroniche, mani robotizzate, dita con sensori tattili, sistemi di controllo neurale dei movimenti, esoscheletri che aiutano a camminare. «I robot stanno entrando nei nostri corpi, viviamo una fase in cui le nuove tecnologie ci permettono di ottenere risultati straordinari», spiega Christian Cipriani, vicedirettore dell’Istituto di biorobotica. Lucchese, classe 1980, allergico alla cravatta, Cipriani è il professore ordinario più giovane d’Italia: «Non c’è alcun valido motivo per spaventarsi. Noi non vogliamo potenziare l’uomo, ma restituirgli le funzionalità perdute o mai avute».  

Il fiore all’occhiello della Scuola Sant’Anna è la mano bionica, controllabile con il pensiero e in grado di restituire il tatto. Un miracolo di tecnologia. Per i ricercatori è il prototipo della protesi del futuro, capace di trasformare l’intenzione in movimento. L’ultimo progetto si chiama «Myky» ed è finanziato dall’European Research Council, il bando più prestigioso del Continente. Il dispositivo supera gli approcci convenzionali basati sulla registrazione di segnali elettrici provenienti dai nervi o dai muscoli scheletrici. L’interfaccia uomo-macchina, infatti, si basa sui principi del campo magnetico, in grado di decodificare i comandi motori volontari dell’individuo e, contemporaneamente, di trasmettergli informazioni sensoriali.  

 

L’esoscheletro per camminare. (Foto Mattia Micheli per La Stampa)

Il kit per camminare  

Anche le gambe bioniche create a Pontedera hanno superato con successo i primi test sull’uomo. Il risultato del progetto Cyberlegs è una combinazione unica di protesi intelligenti, sensori, robot indossabili ed esoscheletri leggeri. Il kit ad elevata tecnologia consiste in un insieme di moduli che possono essere utilizzati sia singolarmente sia in combinazione: c’è lo zainetto che aiuta a muovere i passi, le scarpe intelligenti equipaggiate con sensori di pressione, gli accelerometri indossabili e i dispositivi motorizzati che agevolano le articolazioni. Una potenziale svolta sia per pazienti amputati sia per anziani con deficit deambulatori.  

 Restituire il tatto è invece l’ambizione del progetto «Ppr3», finanziato anche dall’Inail e coordinato dal professor Silvestro Micera. Si tratta di falangi artificiali motorizzate, sensorizzate e controllate da interfacce indossabili. Significa che anche il tatto diventa bionico: con l’aiuto di un polpastrello artificiale collegato agli elettrodi impiantati nel braccio, un uomo amputato è riuscito a percepire nei dettagli tutte le rugosità di una superficie.  

 Cervelli di ritorno  

Il dipartimento di biorobotica della Scuola Sant’Anna è stato premiato come il migliore laboratorio italiano di ingegneria dall’Agenzia nazionale per la valutazione dell’Università e della ricerca. «Qual è la ricetta vincente? Tenacia e coraggio», spiega Paolo Dario, direttore dell’istituto. Qui non ci sono cervelli in fuga, piuttosto c’è la coda per entrare. «Ogni anno arrivano centinaia di domande da studenti delle Università di mezzo mondo», raccontano. Il 30% dei dottorandi è straniero, così come il 10% degli assegnisti di ricerca. Gunter Robert Kanitz è un spilungone tedesco di 32 anni: «Ho scelto di lavorare alla Scuola Sant’Anna perché è l’avanguardia della biorobotica». Da Berlino a Pontedera, il cambiamento è radicale: «Ma qui si vive bene – racconta -. Gli italiani hanno una creatività senza eguali, nella ricerca è un ingrediente fondamentale. Anche se qui è una lotta quotidiana per trovare i finanziamenti». 

 Reperire risorse e combattere con la burocrazia. Ecco i due grandi ostacoli con cui si scontrano i ricercatori italiani. «Passo oltre metà del mio tempo dietro a bandi, preventivi e scartoffie varie. Succede solo da noi», racconta Cipriani. E quindi come si colma il gap? «Con il lavoro. La produttività media dei ricercatori italiani è tra le più alte al mondo. La verità è che siamo bravi. Molto bravi».  

 

(Foto Mattia Micheli per La Stampa)

 

Resettare gli organi  

L’ultima novità della Sant’Anna è la prima palestra dei robot indossabili. Il progetto è in fase di sperimentazione avanzata: fra qualche mese, a Pisa, i pazienti affetti da gravi patologie neurologiche come l’ictus potranno seguire programmi personalizzati per riabilitare gli arti. Mentre i bambini a rischio di paralisi cerebrale (2 mila nuovi casi all’anno solo in Italia) potranno essere curati nella «palestrina intelligente» grazie a giocattoli sensorizzati e controllati a distanza. L’obiettivo è stimolare il cervello del bambino in modo che esso si auto-ripari riducendo o cancellando i danni prodotti da una lesione. 

 La nuova frontiera, invece, si chiama bioelettronica. È l’alternativa al farmaco. La disciplina è agli inizi, ma promette di rivoluzionare la medicina come l’abbiamo conosciuta finora. La sfida è quella di «resettare» gli organi, regolandone il funzionamento grazie alla stimolazione del sistema nervoso autonomo. Potenzialmente si potrebbero guarire patologie come diabete, infertilità o asma. «Oggi possiamo immaginare di inserire un sistema impiantabile vicino a un organo per curarlo tramite sollecitazioni», spiega Alberto Mazzoni, assegnista di ricerca in ingegneria neurale. I big mondiali della farmaceutica stanno investendo centinaia di milioni di dollari in questo settore. L’uomo bionico è già una realtà.  

(corriere.it)

A Palermo tavola rotonda sul Dopo di Noi 

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Sabato 11 Febbraio si è tenuta a Palermo presso la Real Fonderia Oretea una tavola rotonda organizzata dal Movimento Cristiano Lavoratori sul tema: Dopo di Noi: dalla legge alla quotidianità. 

Sono stati affrontati  molti temi legati alla legge soprattutto nella parte legata ai recenti decreti attuativi come il cohousing, il trust, il progetto individualizzato e budget relativo, i fondi messi a disposizione, etc. I relatori invitati a partecipare li potete trovare nella locandina in basso. Anch’io sono stato invitato a partecipare e a condividere quella che è la mia esperienza riguardo l’assistenza nei confronti di una persona con grave disabilità. Qui di seguito potete vedere e  ascoltare il mio intervento.

LA RETE DEI 65 MOVIMENTI PER IL SOSTEGNO CHIEDE IL RITIRO DELLA DELEGA SOSTEGNO

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​In questi giorni, direi in queste ore, in Parlamento sono in discussione il decreti attuativi della legge 107 sulla Buona Scuola nella parte che riguarda il sostegno agli alunni con disabilità e,  conseguentemente, il loro diritto allo studio. Inoltre si sta affrontando una modifica molto importante della legge 104/92 ossia la norma che sancisce i diritti di una persona con disabilità.  Nella fattispecie si intende modificare l’attuale quando normativo in relazione alle ore di sostegno spettanti allo studente con disabilità, quale sia il soggetto istituzionale che debba stabilire ciò, il numero dei docenti necessario, ma anche se gli studenti di licenza media possano continuare a conseguire il diploma attraverso prove equipollenti come previsto dalle leggi in vigore. Queste per citarne solo alcune. 

A fronte di tutto ciò si sono e si stanno opponendo con forza tante associazioni e gruppi di familiari, ma non solo, che si sono unite nella Rete dei 65 Movimenti per il Sostegno che con un documento ufficiale chiedono il ritiro da parte del Governo di tutte le deleghe in discussione in Commissione e che, oltre a non partecipare alle audizioni previste, sarà in Piazza Montecitorio il prossimo 23 Febbraio dalle ore 14 alle 19 proprio per chiedere il ritiro delle deleghe. 

Qui di seguito il comunicato rilasciato da la Rete dei 65 :

La rete dei 65 movimenti per il sostegno (composta da associazioni, genitori e gruppi docenti), dopo aver ascoltato il video dell’On.le Malpezzi sulla delega inclusione, 

chiede il ritiro della delega sostegno, Atto n. 378  –  Schema di decreto legislativo recante norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità

Emendare tutto il testo non ha senso, va assolutamente ripristinata la legge 104 del 92, depotenziata dalla Legge delega.

Bisogna restituire la licenza media agli studenti con disabilità. E’ inumano infatti negare la licenza media, come previsto dalla delega 384, ai ragazzi che presentano delle disabilità, se non sosterranno prove equipollenti.

Lo snellimento burocratico relativo all’accertamento della disabilità, propagandato dal Governo, non c’è, anzi si allungano i tempi a 60 giorni contro i 6 giorni che servivano prima per attestare la condizione di disabilità e attivare così le tutele di legge.

Questo decreto attuativo finge di promuovere l’inclusione, in realtà attiva meccanismi perversi, anche quando rilancia il comma 79 della Legge 107 secondo cui il DS può assegnare lo studente con disabilità ad un docente di classe che abbia la specializzazione per le attività di sostegno. E’ questa l’inclusione?
Il PEI, nella sua elaborazione, sganciato dalla collaborazione dei servizi socio-sanitari e dalle famiglie non ha alcun senso.

Con la delega 378 è stato istituito il GIT (Gruppo per l’inclusione territoriale) di ambito, organo politico avulso dalle reali esigenze degli studenti con disabilità, composto da 4 ds e 2 docenti scelti dai ds.
Il Git d’ambito sostituisce i Gruppi di lavoro provinciale (110 gruppi), i Gruppi di studio e di lavoro (uno per ogni istituzione scolastica: 8.519), i Gruppi per la stesura del PEI (uno per ogni alunno con disabilità).

Il GIT avrà sede presso gli USR, i membri sono scelti dal Dirigente dell’USR, e avrà lo scopo di  razionalizzare le risorse.
 Con tale riforma, si passa così da circa 234 mila gruppi di lavoro per l’integrazione scolastica a soli 300 GIT che razionalizzarenno le risorse sulle ore di sostegno da assegnare agli studenti, senza tener conto della sentenza di Corte costituzionale, la 80 del 2010 che deroga ai risparmi di spesa in nome del diritto all’istruzione degli studenti con disabilità. Pertanto il GIT è inaccettabile.

Dalle commissioni mediche sono stati esclusi i rappresentanti dell’Associazione di stato ANIMC, non ne comprendiamo il motivo.
Anzi è chiaro che non si vogliono i difensori degli invalidi civili per i tagli che saranno operati dal medico INPS, inserito in commissione medica, proprio per tale motivo.
Per le famiglie, le associazioni e i docenti di sostegno, anche la formazione universitaria, prevista dalla legge delega,  lascia a desiderare. Una maggiore formazione, in termini di crediti universitari, occorrerebbe per un docente specializzato.

 L’onorevole Malpezzi come abbiamo già visto per la legge 107, tenta di placare gli animi sulla rivolta in atto negando che vi siano tagli, ma dovrebbe sapere che con questa delega si negano invece i diritti degli studenti con disabilità.

La Rete dei 65 Movimenti per il Sostegno è così composta:

Partigiani della scuola Pubblica

Insegnanti calabresi

Associazione Nazionale ILLUMIN’ITALIA

Docenti per la scuola Statale Pubblica

Docenti campani

#Waterlooscuola

CO.GE.DE. Liguria (Comitato genitori democratici)

Associazione Nazionale Onlus “Per La Scuola della Repubblica” Roma

A s. I. S. ASSOCIAZIONE INSEGNANTI DI SOSTEGNO Associazione professionale istituita nel 1991 , Atto notarile, Rep. 9699, Rac. N. 4962, registrato a Reggio Calabria l’1.2.1991, n. 247, v.1

Associazione Scuola Daneo – Sal. Concezione 2 – 16124 Genova

Azione civile Area Scuola

Mondo disabile

Coordinamento SOS Scuola Genova

Associazione Bal.ga.sar. (Baliano, Garaventa,Sarzano) – Genova

Comitato LIP Vicenza per la Difesa della Scuola pubblica

Comitato LIP Lamezia per la Difesa della Scuola pubblica

Coordinamento scuole Viterbo

La scuola dice no” di viterbo

“Associazione solidarietà cittadina” di Viterbo

Genitori tosti in tutti i posti Onlus (Verona)

Comitato bolognese Scuola e Costituzione

Comitato L’autismo parla – genitori di Palermo

Comitato disabilità Municipio X – Roma

Blindsight project ONLUS

ODS ( Osservatorio diritti scuola), Palermo

Professione insegnante

Associazione 20 novembre 1989

Comitato Genitori Co.Ge.Pace (prov. Monza Brianza)

Comitato 8000 esiliati FASE B GAE

Insegnanti di Sostegno

Anaca Associazione Nazionale Assistenti alla Comunicazione ed Autonomia. Presidente Dott.ssa Elisa Artosi.

Associazione onlus di genitori alunni sordi IL SENTIERO DORATO. Presidente Manola Scimionato.

Cooperativa sociale integrata Una mano tira l’altra. Presidente Emanuela Monti

Movimento nazionale docenti specializzati 2 Gi

Unione docenti di sostegno in via di estinzione

Coordinamento nazionale del Personale educativo

Scuola, tutti uniti per resistere

Referendum abrogativo scuola – Comitato nazionale leaders

comitati nazionali “leadership alla scuola “

Aca Sicilia, Assistenti Autonomia e Comunicazione

A.Ge. Roma Capitale

Rete spontanea genitori “Immischiati A Scuola”

Happy time infernetto Onlus

Docenti consapevoli

Associazione La chiocciolina

Gruppo No Invalsi Roma

Associazione autismo (Roma) “I mille colori dell’albero della vita” .

Presidente Gianni Puglia

Associazione “Piccolo Principe” di Catania

Co.N.GaE (comitato Nazionale docenti in Gae)

Coordinamento Nazionale Docenti Gae

Onlus L’abbraccio di Uma associazione nazionale

Coordinamento Nazionale Adida

Associazione Un nuovo giorno di Palermo

Associazione Adelante di Palermo

Associazione Un nuovo giorno di palermo

 Comitato per i Referendum Sociali di Pistoia

Docenti resistenti

Associazione genitori AFISBI Roma

Coordinamento Nazionale TFA

Coordinamento Scienze della Formazione primaria Nuovo Ordinamento

Aisw Lazio Onlus

ANPE  Associazione Nazionale pedagogisti Sezione Sicilia

Insieme per l’autismo Onlus 

Aisw Piemonte-Val D’Aosta

AIPD sezione Alcamo

Associazione abilmente uniti di Mazara del Vallo

Lavoratori autoconvocati delle scuole di Roma e Lazio

Lavoratori disabili: da «obbligo» a risorsa, ma sono pagati meno

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I datori di lavoro li considerano «meno produttivi» e, per questo, li penalizzano pagandoli di meno rispetto ai colleghi che svolgono le stesse mansioni. Ci sono, poi, manager che si dichiarano propensi ad assumere un lavoratore con disabilità, ma di fatto non lo fanno. La conferma che esistono ancora pregiudizi nelle strutture apicali delle aziende nei confronti di lavoratori con disabilità arriva da uno studio che ha messo a confronto indagini sull’inclusione lavorativa condotte a livello internazionale, presentato nel corso di un convegno “Disability management. Buone pratiche e prospettive future in Italia”, svoltosi di recente a Milano su iniziativa di “Best regards IBM Italia” e “Associazione pianeta persona”, e con il patrocinio, tra gli altri, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Scarso coordinamento

Ma quali sono i principali aspetti critici che ostacolano l’inserimento delle persone con disabilità nei contesti lavorativi? E quali, invece, le migliori prassi che lo favoriscono? «I contributi scientifici esaminati si riferiscono principalmente alle esperienze delle grandi aziende – premette l’autrice dello studio, Silvia Angeloni professore associato all’Università del Molise -. I risultati evidenziano che uno degli errori organizzativi più ricorrenti nell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità è lo scarso coordinamento e la mancanza di dialogo tra le varie figure (all’interno o all’esterno all’azienda) deputate a garantire il buon inserimento lavorativo». 
L’inclusione da agevolare

Agevolare un’inclusione “di qualità” della persona con disabilità in azienda è uno dei compiti del disability manager, figura professionale ancora poco diffusa nel nostro Paese. «Secondo la letteratura, una delle principali sfide di coloro che si occupano di disability management consiste nella costruzione di un ambiente lavorativo psicologicamente rassicurante e socialmente collaborativo – sottolinea Angeloni – . Inoltre, al pari di quanto avviene per qualsiasi procedura di reclutamento, viene suggerito un approccio teso a identificare ciò che il lavoratore con disabilità “sa fare”. È il principio che ha ispirato il reclutamento da parte di alcune grandi aziende, operanti soprattutto nel settore dell’hi-tech, di persone con sindrome di Asperger, perché le loro “straordinarie” capacità sono considerate un punto di forza per l’azienda». 
Pregiudizi da aggredire

Insomma, le persone con disabilità non impiegate semplicemente per ottemperare a un obbligo di legge, ma come risorsa, ognuna con le proprie specifiche competenze. Ma attenzione, avverte l’esperta: «Secondo alcuni studi, a volte sono gli stessi lavoratori con disabilità a non cercare forme di supporto aziendale perché temono di sembrare più vulnerabili e di essere discriminati. I pregiudizi, però, vanno “aggrediti” anche col supporto del disability manager che deve adoperarsi per assicurare a tutti parità di trattamento rimuovendo gli ostacoli che impediscono a una persona di esprimersi secondo le proprie capacità». 
Buone pratiche

«Alcune grandi aziende hanno cominciato a utilizzare il disability manager perché ritengono che un buon inserimento lavorativo delle persone con disabilità sia un valore aggiunto per l’impresa – aggiunge una delle organizzatrici del convegno, Consuelo Battistelli, diversity engagement partner per IBM Italia, azienda che già nel 1914 aveva assunto persone con disabilità senza che ci fossero obblighi di legge -. La parola chiave è produttività, e l’inclusione la favorisce, anzi: una delle spinte propulsive all’innovazione è proprio la diversità. Nella mia azienda – continua Battistelli – mi occupo di differenze di genere, culturali, generazionali, con un focus sulle persone con disabilità non solo perché sono non vedente, ma anche per le mie competenze nel campo della formazione per promuovere il coinvolgimento di tutti nell’attività lavorativa, con gli altri team e i manager. Avere team eterogenei vuol dire essere più creativi, ed è dalla creatività che nascono le idee». 
Tecnologia che abilita

Anche la tecnologia può essere uno strumento per favorire l’inclusione nel mondo del lavoro. «L’azienda fornisce alla persona con disabilità le tecnologie assistive, cioè gli strumenti giusti per esprimere al meglio le proprie competenze ed essere produttivi – dice la diversity engagement partner di IBM Italia -. Per esempio, nel mio caso si tratta di un computer con screen reader o uno smartphone con sintesi vocale, nel caso di un ipovedente può essere il video ingranditore, se si ha una disabilità motoria grave un mouse speciale per la carrozzina. Non ci vengono dati solo supporti tecnologici, ma testiamo anche l’accessibilità di applicazioni interne o rivolte ai clienti». L’evoluzione della tecnologia, poi, ha permesso di superare alcuni ostacoli che una persona con una disabilità motoria o sensoriale deve affrontare nella vita di tutti i giorni. «Per esempio – dice Battistelli – se viaggio in treno e non ci sono annunci vocali, grazie a una app scaricata sul cellulare o sul computer, posso sapere in che stazione mi trovo e quando scendere. E, sempre con una app, attraverso l’audio descrizione, posso vedere un film o leggere libri sul telefonino».

(corriere.it)